IMPLANTOLOGIA • MINIMPIANTI IMD

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1. ANESTESIA INDOLORE

L’anestesia è assolutamente indolore se il dentista utilizza due semplici regole. La prima consiste nella penetrazione dell’ago in contemporanea ad una leggerissima vibrazione del capo, indotta dall’operatore. Con tale semplice escamotage non ne viene assolutamente percepita la penetrazione. Secondariamente un’infiltrazione lentissima, che annulla ogni percezione dell’anestesia. Ricordate: l’anestesia indolore è il miglior biglietto da visita di un odontoiatra!

2. TECNICA “FLAPLESS”, CIOÈ SENZA INCISIONI

Questa metodologia, consistente nel non uso del bisturi, nella non elevazione dei lembi e nella non esposizione dell’osso, attuabile in 9 casi su 10, riduce enormemente il trauma di inserzione degli impianti. Ne conseguono in automatico sanguinamento ridottissimo, minor edema, gonfiore, infiammazione e possibilità di infezione.

3. ENORME RIDUZIONE DEL DOLORE POSTOPERATORIO

Questa metodologia “minimamente invasiva” riduce enormemente il dolore postoperatorio, che viene perfettamente controllato con una quantità ridottissima di antidolorifici.

4. TECNICA DI SOTTOPREPARAZIONE DEL SITO IMPLANTARE

La sottopreparazione del sito significa la preparazione di un foro di dimensione molto inferiore al diametro dell’impianto che verrà successivamente inserito. Ne consegue automaticamente anzitutto un minor trauma e surriscaldamento dell’osso; e secondariamente un’elevatissima stabilità primaria dell’impianto.

5. RIDUZIONE DEI TEMPI DI INSERZIONE

Questa tecnica semplificata riduce a 5 minuti il tempo necessario per l’inserzione degli impianti. Quindi minor trauma a carico dell’osso e ridotto stress a carico dei pazienti.

6. RIDUZIONE DEI TEMPI DI ATTESA

Un impianto inserito con questa tecnica può essere sottoposto sia a “carico immediato”, cioè nel giro di pochissimi giorni oppure a “carico dilazionato”, cioè nel giro di 1 o 2 mesi. La scelta tra i due tipi di carico avviene in base a due parametri fondamentali. Anzitutto le esigenze di ogni singolo paziente e, secondariamente, l’effettiva consistenza dell’osso. In caso di urgenza e di ottime condizioni ossee, l’inserimento protesico può avvenire anche il giorno stesso.

7. UTILIZZO LIMITATISSIMO delle tecniche di “rigenerazione ossea” e del “grande rialzo del seno”

Il non uso delle tecniche di rigenerazione ossea e di grande rialzo del seno riduce enormemente il numero di interventi, tutti altamente traumatici. Non bisogna poi dimenticare che non esistono attualmente studi che dimostrino che l’osso rigenerato abbia una durata minima di almeno 10 anni. Quindi, non ricorrendo a queste tecniche, vengono ridotti drasticamente sia il trauma che i tempi, di almeno sei mesi. Oltre alla notevole riduzione dei costi.

8. IMPLANTOLOGIA POST-ESTRATTIVA

In alcuni casi, una volta estratto il dente, se le condizioni ossee sono buone, si può procedere immediatamente ad un impianto nel sito post-estrattivo, riducendo così notevolmente i tempi di attesa. Perché in genere, una volta estratto il dente, occorre attendere almeno tre mesi affinché l’osso si rigeneri in maniera adeguata.

9. UTILIZZO DI IMPIANTI ADATTI AD OGNI SINGOLO SITO IMPLANTARE

Poiché ogni sito osseo è differente dagli altri, occorre individuare un tipo di impianto adatto al singolo sito. Per questo motivo sono sempre a disposizione impianti che spaziano da un diametro di 2 mm fino a quelli di diametro di 6 mm. Lo stesso vale per la lunghezza dei singoli impianti che spazia da 7mm fino a 15 mm. Il Dr. Antonio Dalmasso sta brevettando un tipo di impianti particolari, la cui lunghezza varia dai 5 ad i 7 mm. Questi impianti permettono così di realizzare dei ponti fissi anche nelle mandibole che presentano quantità ossee ridottissime e che quindi richiederebbero traumatici interventi di rigenerazione ossea.

10. UTILIZZO IN MOLTI CASI DI PROTESI DI TIPO AVVITATO

L’utilizzo di protesi avvitate presenta due duplici vantaggi. Anzitutto qualunque problema insorga a carico della protesi, essa può venire svitata, modificata, adattata a nuove condizioni e riparata. Secondariamente la vite rappresenta una grande possibilità di salvaguardia dell’impianto. Nel caso infatti che a quest’ultimo vengano applicate forze eccessive, sarà la vite ad allentarsi, salvaguardando così l’impianto dal fallimento e dalla distruzione ossea.

11. RISULTATI A DISTANZA

Un notevolissimo numero di impianti inseriti dal Dr. Antonio Dalmasso è ancora in situ dopo quasi 30 anni e ne sussistono tutte le prerogative per poter funzionare per molti altri anni ancora. Al fine di massimizzare la durata degli impianti, esiste una regola fondamentale: quella di eseguire dei controlli periodici, ogniqualvolta subentrino delle modifiche a carico della dentatura residua. La spiegazione è ovvia. Se un paziente ha un ponte sorretto da tre impianti e successivamente perde tutti gli altri denti nell’arcata, è ovvio che quegli impianti, pur perfettamente funzionanti, verranno sottoposti a rischio di fallimento a causa dell’eccessivo sovraccarico.

 

 

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